SPEDIZIONE DHAULAGIRI 8172 m

La spedizione al Dhaulagiri nacque e fu organizzata in tempi strettissimi. Fu un incontro fra Francesco Santon in possesso di un permesso per l’inviolata cresta sud ovest, e Renzo Debertolis, allora capo delle guide di San Martino, a gettare le basi della spedizione. Il 23 febbraio 1976 la spedizione partiva da Milano per Kathmandu ed era composta: Renzo Debertolis capospedizione, Francesco Santon vice, gli alpinisti Sergio Martini e Luigi Henry, il medico Achille Poluzzi, le ‘Aquile’ Camillo De Paoli, Gian Paolo De Paoli, Luciano Gadenz, Gianpietro Scalet, Silvio Simoni, Giampaolo Zortea, Edoardo Zagonel.
La spedizione giunse il 17 marzo ai piedi della cresta sud del Dhaulagiri, dove venne allestito il campo – deposito. Cinque giorni più tardi fu innalzato il vero campo base ai piedi della parete nord a quota 4610 metri.
Il maltempo, soprattutto le nevicate e le bufere di vento ostacolano non poco la progressione della spedizione, ma nel corso del mese di aprile furono via via piazzati i vari campi lungo la cresta nord-est. In questo estenuante ma indispensabile lavoro per attrezzare i campi si logorarono le forze di molti degli alpinisti e la cordata di punta che intanto aveva superato quota 7000 metri lungo la cresta si trovò, di fatto, senza rincalzi. Le uniche chanches di vittoria erano dunque nelle mani dei tre alpinisti che avevano allestito il campo 5 a 7450 m.
Il 4 maggio Giampaolo Zortea, Silvio Simoni, Luciano Gadenz lasciarono la piccola tendina del campo 5 e iniziarono l’attacco finale. A 7900 metri Luciano Gadenz rinunciò a proseguire per un principio di congelamento.
Giampaolo Zortea e Silvio Simoni toccarono la vetta del Dhaulagiri avvolta nella bufera e nella nebbia alle 14.30 del 4 maggio 1976. Quello delle guide del Primiero e San Martino era il primo ottomila conquistato da una spedizione di alpinisti trentini e in ordine di tempo, il terzo ottomila italiano.

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